martedì 1 aprile 2014

Seconda edizione del GameMT®



E’ da un po’ che non scrivo. Sarà perché ho avuto un sacco da fare, sarà perché non ho trovato nel frattempo cose davvero interessanti da comunicare. Tuttavia settimana scorsa una cosa bella è successa: abbiamo fatto il secondo master  GameMT® a Milano nella sede della UESM di via Sant’Uguzzone 18 (location che ogni volta si rivela straordinariamente affascinante per quelli a cui la faccio conoscere).  Scrivo abbiamo perché più che un seminario di quelli canonici è stato un crogiuolo di scambi emotivi e culturali (knowledge sharing pot, come direbbe qualcuno aglofonomaniaco) frutto di diversi incontri di competenze: quello con Alessandra Iannone e il suo gruppo di colleghi-amici, quello della giovane e promettente società creativa degli elefanticreativi, quello con Eva Bandelli, masterina ma anche relatrice per la parte esperienziale ludica informatica.
La formula è stata ridotta per esigenze di budget moneytemporale, e pur avendo dovuto così rinunciare a molta parte di sperimentazione “in corpore vivi” di aziende come successo nella prima edizione modenese, i risultati stando ai questionari di gradimento sembrano essere stati comunque più che buoni. 
Tanto che sto già preparando sull’onda dell’entusiasmo le prossima edizioni (ci si riprova a Roma, sono cocciuto, e a Firenze) ancora su questa falsariga: un solo week end, meno sperimentazione (sigh) ma quota assolutamente popolare: € 300 più IVA e spese logistiche.
Chi fosse interessato o conoscesse qualcuno interessato può contattarmi fin da ora: appena si raccolgono adesioni adeguate (minimo 5 pax) si parte.
Ah, dal masterino Massimo Gatti è uscito un lavoro davvero molto interessante, una tesi firmata con Riccardo Sartori e titolata GAME BASED LEARNING –il ruolo di gioco nella progettazione di percorsi formativi. Chi si iscriverà alle prossime edizioni del GameMT®
lo riceverà in formato PDF di default. Chi invece non vuole vedermi neanche dipinto ma il libro lo vuole subito lo stesso, può acquistarlo in libreria per i tipi di LED, Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, alla modica cifra di € 21,00. Spesi bene. Oppure contattare direttamente l’autore (massimo.gatti@creactivelearning.com).

lunedì 20 gennaio 2014

LA MACCHINA PER CREARE IDEE



1)  You have a vague idea of what you want to do in your mind.
2)  Take a dictionary.
3)  Without looking at it, and in a completely random way open a page and, also without looking at it, you point with your finger in whatever area of the opened page.
4)  In that place you pointed, probably there is a word and its definition (and if not, take the closest word to your finger). Read the word and its definitions.
5)  Relate any aspect of what you read with the idea that you have in the point 1.

lunedì 9 dicembre 2013

IL MANAGER E IL CARPENTIERE



The Walrus and The Carpenter è il titolo di un poemetto nonsense scritto da Charles Lutwidge Dodgson -detto Lewis Carroll- e pubblicato nel 1871 in “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, citato anche nella famosa versione disneyana.

La storia parla di due personaggi (appunto Il Tricheco e il Falegname) che a passeggio sulla spiaggia in una notte di luna col sole splendente, si siedono su uno scoglio e banchettano mangiandosi tutte le ostrichette che hanno convinto ad ascoltare  una strana storia di cappellini di chiffon, di cavoli e di re,  e come il mare da calor se i gatti san volar...
Il valore del nonsense sta nell’apparenza di una storia senza capo né coda che alla fine fornisce invece una indicazione etica e relazionale ben riconoscibile.

Che c’entra tutto ciò con gioco e formazione? C’entra perché cambiando il titolo in Il manager e il Carpentiere otteniamo un bellissimo nonsense formativo esperienziale, che un gruppo di dirigenti di Stef, multinazionale leader nella logistica del freddo, ha vissuto radunandosi per tre giorni a Montagna Verde di Apella, un punto accoglienza del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano.

In questo caso l’attribuzione di nonsense andava intesa come qualcosa che apparentemente procedeva contro le mode formative correnti-senso comune, ottenendo invece alla fine un risultato di grande valore didattico.

In un mondo formativo in cui ormai l’importante è farlo strano questo mangement team  l’ha fatto sì strano, ma focalizzando la stranezza in direzione sostenibile, cioè lasciando dietro a sé una traccia di territorio migliorato. Invece di cimentarsi con corde alte, firewalking o cooking si è messo alla prova affrontando il tema della fruibilità di un piccolo bioparco dell’alta Lunigiana, studiandone il target di riferimento (bambini, ipovedenti, stranieri?) con la stessa professionalità che avrebbe usato per progetti aziendali; analizzando i punti di forza e debolezza delle risorse disponibili in persone e strumenti; dandosi un obiettivo comune che passasse attraverso quelli individuali.
E poi procedendo dall’analisi alla progettazione, alla realizzazione di manufatti concreti orientati all’uso migliore del bioparco (cartelli didattici, percorsi agevolati, portali per aumentare la visibilità?), e infine alla definizione di quali e quanti strumenti di miglioramento per quegli attori potessero derivare trasferendo alla realtà quotidiana virtù e vizi osservati in metafora formativa.

Una sfida che avrebbe potuto risultare nonsense non solo per la dirigenza di Stef, ma anche per l’Ente Parco, il quale invece in modo estremamente coraggioso ha da subito sposato questa iniziativa mettendo a disposizione luoghi, permessi, competenze. Una sfida che altri enti simili non avevano ancora avuto la sensibilità o la lungimiranza di affrontare.
Il ricavato per entrambe le due realtà (azienda e parco) è stato uno scambio di competenze, una crescita a doppia via per le persone che vi hanno partecipato (manager e dipendenti-consulenti del Parco) oltre ovviamente che per la ricchezza “espositiva” del Parco stesso. Un’esperienza che ha fatto crescere le persone non solo nell’ambito del momento in cui si sono attivate, ma anche in vista di una connessione futura: questo intervento sarà qualcosa che resterà nella fruizione dei visitatori del luogo, del cui passaggio e delle cui reazioni il Parco si è impegnato a tenere informati i partecipanti a questo evento, adottando inoltre dei cartellini-firma di Stef sui manufatti prodotti. 

Come a dire un team building i cui esiti sono proiettati nel tempo in modo più efficace e durevole, e in modo più giustificato anche agli occhi delle problematiche sociali che circondano tutti noi: abbiamo lavorato in metafora, ci siamo divertiti a giocare ai carpentieri, ma abbiamo lasciato anche un segno che giustifica la spesa formativa due volte, una per la nostra crescita professionale, una per la crescita del territorio in cui vive e lavora la nostra gente.

Il progetto (denominato ECOBUILDING per gli amanti di marchi, format e definizioni) è stato sviluppato in collaborazione fra Ufficio Educazione Ambientale del Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano, Lee Hecht Harrison|DBM (nella persona di Riccardo Carreri), MAD di Marco Alberto Donadoni e Istituto dei Ciechi di Milano

domenica 17 novembre 2013

COSPLAY TARGET ORIENTED



a) Dice Roger Caillois (chi non sa chi sia si informi o smetta di leggere questo blog) che le quattro componenti fondamentali del meccanismo intellettuale del gioco sono Agon (competizione, vediamo chi è più bravo…) Alea (fortuna, la mia è abilità il suo è culo….) Ilinx (vertigine, intesa anche come scarica di adrenalina) e Mimicry (trasformazione, giochiamo che io ero qualcuno o qualcosa d’altro…). Di queste secondo me –e lo dico da tempo e in tanti ambiti-  la più importante ed efficace è l’ultima.
Chi usa il gioco in formazione dovrebbe conoscere queste cose, e usarle acconciamente al fine di arrivare agli obiettivi didattici che si è posto, mixando in modo acconcio i quattro elementi.
Che permettono di potenziare la metafora, altro potente strumento didattico.
b) C’è una cosa che si chiama cosplay (contrazione delle parole inglesi costume e play, che descrivono l'hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito) che sta diffondendosi un sacco e che rappresenta molto bene il concetto di mimicry. 
Giocare ad essere qualcun altro in formazione esperienziale permette di valorizzare alcune cose che nella realtà “normale” vengono frenate dai filtri dell’abitudine: ho sempre fatto così, mi hanno sempre detto di fare così, ma se gioco a Jack Sparrow forse trovo la possibilità di cambiare il modo di farlo. Vestendo i panni di qualcun altro posso sperimentare come sono davvero al di là del costume che indosso sul lavoro.
I cosplayers più diffusi interpretano soprattutto personaggi dei fumetti e cartoni giapponesi.
c)  Daniela Fregosi (magari è meno famosa di Caillois ma se siete interessati a gioco e formazione non potete non conoscerla, cercate anche lei su Google) sa usare tutte le cose di cui ho detto sopra. Ha creato una community di formazione esperienziale che ha aiutato un sacco di professionisti a crescere, www.formazione-eperienziale.it.
Ultimamente ha aperto (si dice così?) un blog con target diverso, più allargato e ancora più importante, usando acconciamente la mimicry per formare e informare su cosa si può/deve fare quando si inciampa nella vita e ci si trova  col sedere per terra. 
Perché la formazione esperienziale non serve solo per saper gestire la leadership, o il change management, o per lo meno non solo in ambito lavorativo: a volte permette anche di empauerizzare anche la vita privata.
Il suo cosplay formativo consiste nell’entrare nel ruolo di compagna di Mazinga Z, Afrodite, cambiandole la lettera identificativa da A a K.
K sta per carcinoma, detto anche tumore. E usa la mimicry, indossa i panni dell’eroina dalle tette rotanti e indistruttibili per parlare, informare, formare e diffondere indizi, trucchi e possibilità alle donne che hanno avuto modo di ammalarsi come lei e magari non sanno, non sanno come pretendere, non sanno come affrontare o semplicemente non sanno con chi condividere questa situazione. Soprattutto donne professioniste, quelle da questo punto di vista meno tutelate da una società che spesso o è graniticamente protettiva o totalmente indifferente.
Se volete capire e sapere di più su quello che fa e dice Afrodite K il suo blog è http://tumoreseno.blogspot.it/