giovedì 21 giugno 2018

CONTROLLINO AL FUTURO?

Visto che col mio libretto "Il grande Cugino 4.0" (chi vuole riceverlo gratis in formato digitale può chiederlo a marco@madonadoni.it) mi sto occupando del tempo libero futuro, seguo con interesse i tweet di Grillo, che pure lui non scherza in quanto ad attenzione al tema.
E ho trovato questo sito che vi rigiro a mia volta e potete testare qui: https://willrobotstakemyjob.com/

Basta inserire il nome della propria occupazione in inglese. La percentuale che uscirà vi dice quanto quel lavoro sarà presto in mano ai computer, ovvero la percentuale di automazione, o vi resterà in carico.

Il tweet di Grillo:
"WILL ROBOTS TAKE MY JOB è un sito realizzato da Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne per prevedere il futuro delle nostre occupazioni. Dopo aver pubblicato nel 2013 una relazione intitolata “Il futuro dell’occupazione”, gli autori hanno esaminato quanto i lavori fossero suscettibili all’informatizzazione, implementando una nuova metodologia per stimare la probabilità di informatizzazione per 702 occupazioni dettagliate, utilizzando un classificatore di processo gaussiano.

Secondo le loro stime, circa il 47% dell’occupazione totale negli Stati Uniti è a rischio. Sebbene la relazione sia specifica per il mercato del lavoro statunitense, è facile capire come ciò possa valere in tutto il mondo.
Il sito raccoglie dati del report dei due ricercatori con l’aggiunta di alcune informazioni dell’Ufficio di Statistica del Lavoro degli Stati Uniti."

Il lavoro di consulente organizzativo al momento mi dicono che è sicuro, e anche quello di inventore di giochi... speriamo bene.

martedì 12 giugno 2018

FIUMI DI PAROLE come dicevano i JALISSE



Oggi ho voglia di giocare con le parole, come dicevano Alessandra Drusian and Fabio Ricci.




Etimologia, - L'individuazione o la ricostruzione degli etimi, sostanzialmente stimolata da processi associativi spontanei, sia che venga poi perseguita con rigore scientifico, sia che, al contrario, si appoggi su arbitrarie giustapposizioni di forme o di significati, come in molti esempi medievali ( nobilis = non vilis)
Semantica - La scienza dei significati destinati a essere definiti e cristallizzati da parole significanti quando si tratti di nozioni o azioni.
Tautologia- Nella logica formale classica, proposizione che, volendo definire qualche oggetto o concetto, non faccia altro che ripetere sul predicato quanto è già detto sul soggetto (per es.: civismo è il senso civico).
Fare quindi etimologia del termine etimologia forse è tautologico, e cercarne il significato significante potrebbe voler dire fare semantica della tautologia etimologica.
Cosa c’entra questo sproloquio del cui senso non sono affatto sicuro? Non lo so, però ciò ragione, direbbe Palmiro Cangili (https://www.youtube.com/watch?v=lBN4h9Wi0b8). 

E comunque mi serve per  introdurre, facendo vedere che un po’ di cose le so anche io, un concetto. 

In ambito formativo esperienziale l’uso del termine GIOCO, che per alcuni è un modello anche abbastanza nobile, elaborato da gente come Caillois e Huizinga e Gardner e Pascal e Nash, molto/troppo spesso acquisisce un diminutivo dispregiativo. A cui altrettanto spesso si aggiunge un aggettivo qualificativo (anzi squalificativo). 
Sto parlando del termine GIOCHINI SCEMI.

Quando qualcuno vuole screditare il nostro lavoro di formatore esperienziale dice “quello lì dei giochini scemi”. E il brutto è che tante volte ha ragione, perché c’è un sacco di gente che fa davvero giochini scemi proponendosi come un guru della live mindfulness self empowerment e via inglesizzando, o roba del genere.


Quindi questo post vuole essere un manifesto attaccato alla porta della chiesa del castello di Wittenberg (ma anche delle aule più importanti d’Italia), con 2 tesi invece di 75.

1 – il gioco non è mai scemo, scemo è chi gioca/fa giocare male e senza consapevolezza
2 – il riduttivo in ino serve a sfogare soprattutto le tensioni di chi, avendo capito che in effetti attraverso un gioco fatto con criterio si può migliorare ma si possono anche evidenziare lacune, vuole sottovalutarlo per non essere valutato

E adesso andate a rileggervi le definizioni di inizio post e ditemi cosa ne pensate, e se non c’entravano nulla.

martedì 29 maggio 2018

TEAMBUILDING, TI ODIO!

L'altro giorno vado alla consegna dei diplomi della Scuola del Centro Sperimentale di Cinematografia dove, oltre a prestarmi saltuariamente come attore non professionista nelle esercitazioni degli studenti, faccio il docente di tecniche relazionali e lavoro  in gruppo.

Maurizio Nichetti, amico e direttore artistico della scuola, mi presenta al mega presidente del CSC nazionale come il docente che si occupa di questo. 
E lui mi risponde con un sorriso "ah sì, teambulding!"

Ecco, io avrei voluto chiarire che no, lavoriamo su comunicazione, intelligenza emotiva, progect management, gestione del tempo, leadership e altre cose ancora. 

Ma come ormai ho capito avrei fatto solo la figura del puntiglioso pignolino. Quindi ho ricambiato il sorriso e ho risposto "sì,più o meno".

Ora, che in quella occasione il contenuto dei miei corsi non sia stato chiarito era poco importante, ma ciò mi ha dato spunto per scrivere questo post.
Perchè il problema  si pone su un livello più alto di considerazione di questo lavoro di formatori, soprattutto se lo si fa in modalità esperienziale.

Seguitemi un attimo, soprattuto voi giòvini che volete cominciare questa professione, e partiamo da un'equazione: 

formazione : (teambuilding/outdoor) =  (gioco/attività sportiva) : animazione estiva
_________________________________________________________________________

profonda insofferenza nei confronti del gestore della cosa 


Fino a che questa definizione sarà valida la figura del formatore esperienziale professionale sarà sempre svalutata  e alla mercè di clienti che commissionano attività di fatto "divertenti" senza prevedere/pretendere un vero miglioramento nei partecipanti. Anzi spesso chiedono di saltare quel noioso debrefing, che tutti si sono divertiti e nessuno si è fatto male...
Tanto con la scusa del motivazionale mettono le spese in capo alla formazione o al training.

Questo vale anche nei casi di approccio positivo alla cosa, quello che apprezza invece di respingere l'animatore, purchè si garantisca che nessuno sarà giudicato davvero nel lavoro da come gioca. Ad esempio, in una recente aula in cui ho erogato formazione sui rudimenti del concetto di lavoro di gruppo a volontari sanitari, avendo dovuto dedicare almeno il 50% del tempo d'aula a spiegare le meccaniche teoriche delle motivazioni e la conflittualità che nasce anche in ambito volontario fra obiettivi individuali e comuni, alla fine l'unica critica ricevuta è stata: avremmo dovuto giocare di più. 
Ma non perchè il gioco permettesse di capire meglio la teoria, ma perchè così sarebbe stata meno noiosa la giornata.

Termino questo piccolo sfogo quindi con un invito a tuti i colleghi passati, presenti e futuri: smettiamo di dire noi per primi che facciamo teambuilding e proviamo a inventare un nome diverso da usare, magari tipo formaccoching (che l'inglese non possiamo ovviamente risparmiarcelo).
Magari la nostra professionalità riuscirebbe ad essere un pochino più riconosciuta.
 

martedì 17 aprile 2018

MUSICA MAESTRO


A differenza dell’italiano, il francese e l’inglese usano lo stesso verbo per giocare, suonare e recitare.
Oggi approfitto di questa connessione per parlare di suono e formazione. 

Sappiamo tutti che ci sono aziende specializzate in questo collegamento esperienziale, ed anche io l’ho usato più di una volta, proponendo a gruppi  in crisi o in costituzione di crearsi strumenti per organizzare una piccola o grande orchestra. 

Strumenti per lo più a percussione (prendendo spunto ad esempio dagli Stomp che in questo video https://www.youtube.com/watch?v=ulc9Qqwyj5U danno molte suggestioni), ma anche bottiglie più o meno piene d’acqua su cui soffiare, tubi di Pringles pieni di sassolini ed altre amenità facilmente reperibili. 
Ovviamente il tutto sempre supportato da musicisti professionisti che capivano l’ambito in cui si chiedeva di lavorare (no conservatorio no mediterranée): io stono anche suonando il campanelli di casa....

Qui però vorrei citare due esperienze un po’ particolari. La prima è Singfuless (http://www.singfulness.net), sviluppata da Barbara Gherra (counselor e formatrice) e Roberto Demo (cantante e performer), e nasce dall’idea di utilizzare il solo canto ed in particolare l’improvvisazione corale come mezzo formativo. Non richiede strumenti, lo può fare anche chi è (o si crede) totalmente stonato, unisce l’attività di gruppo allo stimolo del solista. Un po’ canto Gregoriano e un po’ jazz session, la creazione di pattern diversi (brevi linee melodico-ritmiche) e la loro sincronizzazione su più livelli, dà vita ad “ambienti sonori” totalmente vocali, nei quali l’improvvisazione libera a cui tutti i partecipanti a turno collaborano permette di raggiungere suggestioni sonore molto particolari, estremamente emozionanti e coinvolgenti. I partecipanti sono liberi di mettersi in gioco, ciascuno secondo le proprie capacità, non solo attraverso la propria voce, ma anche attraverso movimenti di gruppo liberi e spontanei.

Un’altra esperienza, questa però dedicata alle scuole primarie, la propongono Noemi Nicoli e Federico Donadoni. La prima, sempre stata incline all'arte e all'educazione, ha studiato arteterapia presso la scuola di formazione  Lyceum e svolto un'intensa attività educativa nelle scuole materne della provincia di Milano, occupandosi anche  di sostegno alla famiglia e al singolo con vari progetti per diverse fasce d'età.   
Federico comincia invece come un po' tutti suonando rock e metal con il basso elettrico per poi passare, dopo il liceo, alla musica jazz e al contrabbasso. In seguito continuerà gli studi di musica classica presso la Scuola Civica di Musica C.Abbado entrando a far parte di diverse orchestre e formazioni da camera. 

     La loro proposta si chiama MUSIC@SCUOLA - IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI 

Si sviluppa come un laboratorio musicale/artistico previsto in 15 incontri da 1h ciascuno in cui  l’Opera viene suddivisa in vari brani riguardanti ognuno un particolare animale.


I brani selezionati sono via via  analizzati e permettono ai bambini di familiarizzarsi con i diversi strumenti attraverso la storia del personaggio e del tema a lui legato: la marcia del leone: archi e pianoforte (o tastiera); le galline: viola e violino ;l'elefante:  contrabbasso; l'acquario: flauto, archi e pianoforte (o tastiera); il cucù nella foresta: il clarinetto; i fossili: percussioni; il cigno: violoncello e  il finale: tutti.

La parte artistica prevede di costruire anche maschere e costumi degli animali in questione.
Nel progetto originale gli autori hanno previsto una piccola grande chicca: nel momento culminante del percorso, quello finale, i bambini avranno la possibilità di esibirsi accompagnati da una vera orchestra da camera. 

lunedì 21 agosto 2017

Leader as Mickey Mouse



L’estate per me è stagione di pulizia: lavo i vetri, spolvero di fino, ma soprattutto faccio pulizia letteraria. Dopo un anno durante il quale accumulo libri su libri in pile sempre più creative per farceli stare negli scaffali, ad agosto li tiro giù tutti, li riordino per argomenti, tolgo i rotolini di pelo dei gatti dal fondo di ripiani e coste, ma soprattutto cerco di eliminare i titoli che a) non mi sono piaciuti; b) magari mi sono piaciuti ma non li rileggerò mai più; c) mi sono piaciuti ma non mi serviranno mai come stimoli, citazioni o richiami vari; d) su internet trovo comunque tutto di più.


Ovviamente sotto la falce del riordino cadono anche i titoli “tecnici”, lavorativi, ludico formativi, quelli che ho comprato per interesse momentaneo o per superficialità (che scemo, questo lo avevo già…) e i doppioni concettuali.


Tra questi stavolta mi ha colpito un particolare:  a proposito di leadership si sprecano le metafore tipo leader come Leonardo, leader come Napoleone, leader come Cesare, leader come Eric il Rosso, leader come Steve Jobs e via storieggiando.

Mi è venuto in mente che questa (diciamolo) banalità di riferimento potrebbe anche essere recuperata per giocare un po’ formativamente.


Proviamo a identificare nomi di potenziali e confermabili leader un pochino meno scontati , per esempio Isabella Baumfree, Alan Turing, Simone de Beauvoir, Joshua Wong, Narendra Modi, Ipazia di Alessandria, Giustiniano, Oliver Cromwell, Josè Rodriguez Francia, Juan Peron.


Non avete bene idea di chi siano? Perfetto, questo sarebbe lo scopo della cosa. 

Cioè, stampatevi delle carte con sopra nomi come questi, distribuitele al pubblico diviso in sottogruppettini e poi chiedete a ciascun team di fare una ricerca by cellulare per capire chi furono/sono costoro e come si potrebbe fare per allinearli a una tabella-slide che avrete in precedenza distribuito insieme alle carte, contenente le catratteristiche teoriche del bravo leader (comunicazione, innovatività, carisma ecc., le conoscete meglio di me se leggete questo blog).


Indi fate giocare la platea a discutere su chi ha la carta leader più importante e perché.

Unire la scoperta con la competizione permetterà ovviamente di memorizzare meglio le caratteristiche del leader che si vorrebbe/potrebbe/dovrebbe essere sul lavoro.

giovedì 15 giugno 2017

LE FINESTRE DI JOHARI E DI GRASSI



Storytelling letteralmente significa “raccontare una storia”. Ed è proprio ciò che si fa durante la partita di un gioco di narrazione: si diventa creatori di mondi fantastici e di storie avvincenti, dando libero sfogo all’immaginazione.
A differenza dei giochi di ruolo,in cui il master è il narratore d’elezione, questi giochi  distribuiscono tra tutti i partecipanti il compito di elaborare la storia.

Perché questo possa avvenire mantenendo il flusso di gioco scorrevole e naturale, esistono sistemi di regole che agiscono su due aspetti principali: gli spunti creativi e la struttura.

Gli spunti creativi sono tutti quei fattori che supportano i giocatori nella narrazione, fornendo loro idee e suggerimenti su come iniziare, sviluppare e concludere una storia, di solito carte speciali, sulle quali sono presenti immagini evocative, archetipi, raffigurazioni tipiche delle fiabe o a carattere magico-simbolico. L’idea di base è che il giocatore, osservando l’immagine presente sulla carta, possa immedesimarsi nella situazione narrativa ed esprimersi, fornendo il proprio contributo alla narrazione. 

E’ fondamentale che lo sforzo richiesto al giocatore sia minimo: chi prende parte ad un gioco, infatti, desidera soltanto rilassarsi prendendo parte ad una storia, anche se con un pizzico di interattività.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, la struttura del gioco, questa interviene a dare forma a quello che altrimenti diventerebbe soltanto un confuso accavallarsi i idee. La struttura stabilisce per esempio in che momento ciascun partecipante può intervenire nella narrazione e in che misura può modificarne l’andamento, eventualmente contraddicendo ciò che un suo avversario ha dichiarato prima di lui.  Vedi ad esempio il sistema Levity

http://www.levity-rpg.net/it/?page_id=3439      sviluppato da Roberto Grassi.

Inoltre se il gioco ha un carattere competitivo, cioè se i giocatori non si limitano a creare una storia per il puro piacere di farlo ma sono anche in gara l’uno contro l’altro, allora il regolamento deve delineare la forma di questa competizione. Ci sono almeno due possibilità: nei giochi “a votazione” ciascun partecipante ha la possibilità di esprimere un giudizio sul contributo narrativo fornito dall’avversario, nei giochi “a indovinare”, invece, l’enfasi si sposta dalla capacità di narrare a quella di interpretare degli indizi: lo scopo è infatti quello di individuare alcuni elementi della storia nascosti a tutti tranne che al “narratore”, ruolo che generalmente passa da un giocatore all’altro nel corso della partita.


Il gioco più famoso e rappresentativo di questa categoria è Dixit, un gioco composto da carte con le immagini più disparate da descrivere, mentre un gioco più classico tra i giochi narrativi è C’era una volta nel quale si hanno delle carte e l’obiettivo è creare una storia in base a quelle carte, con un ben determinato finale da raggiungere. Tra i giochi che si possono abbinare a dei libri veri e propri Tales of the Arabian Nights , oggi tradotto anche in italiano.
Altri titoli potenzialmente utili al forma-giocatore sono
Fabula (lettura, raccontare una storia)
Linq (indizi)
Sherlock Holmes Consulting Detective (lettura e investigazione)
Sì, Oscuro Signore! / Sì, Oscuro Padrino! (raccontare una storia e mentire)
Sparala Grossa (raccontare una storia, domanda e risposta, o dibattito)
Storie Nere / Storie Gialle (domanda e risposta, investigazione)
Rory’s Story Cubes (raccontare una storia)

Ci sono anche giochi di narrazione molto vicini al mondo reale lavorativo, come ad esempio http://levity.it/case-studies/quando-il-gioco-si-fa-serio/


Ci sono molti agganci infatti fra questo modello di giochi e la formazione esperienziale. prova ne sia (l'ho scoperto solo pochi giorni fa)  la simmetricità fra la finestra di Johari, ben nota fra gli addetti ai lavori, (http://www.problemsetting.it/pages/johari.htm) -concepita per definire schemi di comunicazione e conoscenza fra singoli e appartenenti a gruppi- e lo schema ideato da Roberto Grassi, famoso autore italiano di giochi narrativi, per aiutare i giocatori a identificare il rapporto di conoscenza fra i giocatori ed i personaggi di cui inventano-ricoprono i ruoli.
Risultati immagini per finestra di johari


In entrambe le situazioni i diagrammi evidenziano l’incidenza della relazione fra quanto so di me e quanto dico in funzione dell’efficacia di un gruppo di lavoro, ad esempio nel primo caso, o dell’efficacia del mio racconto nel secondo.


Quello che mi ha colpito è il fatto che il Grassi (persona assolutamente  credibile) ci dice di non aver mai sentito parlare di Johari, e dubito che al contrario Joseph Luft e Harry Ingham possano aver mai sentito parlare di Roberto e dei suoi giochi.